Enea e Lavinia

on Mar 25, 2014

Enea, e Lavinia, “Dramma per Musica” in tre atti.

Genova, Teatro di S. Agostino, carnevale 1795-1796.

Libretto: Anonimo italiano, dalla “Tragedie en Musique” in cinque atti con prologo, Enée et Lavinie, di Bernard le Bouvier de Fontenelle (1657-1757), con musica di Pascal Collasse (1649-1709).

Musica: Pietro Alessandro Guglielmi (1728-1804).

Provenienza: biblioteca di Girolamo Luigi Durazzo o Gerolamo IV Durazzo (1739-1809), figlio di Marcello (1710-1791).

Esposizioni: Massa, 2001.

La prima rappresentazione genovese di questo libretto, piuttosto rimaneggiato rispetto alla versione originale in francese, messa in scena nel 1690, costituì la solenne apertura del carnevale 1788-1789, foriero di cambiamenti epocali per l’ancien régime, al Teatro di S. Agostino. Il cast era di alto livello e la musica, scritta da poco, spettava ad uno dei compositori più noti del secondo Settecento ossia Pietro Alessandro Guglielmi. Nonostante i gravi problemi di salute e l’età avanzata, Marcello Durazzo, proprietario anche di quella sala pubblica del capoluogo ligure, volle comunque assistere ad una rappresentazione. Egli conservava ancora una mente lucida ed un’instancabile attitudine al comando, anche nei confronti del figlio Girolamo Luigi, ormai cinquantenne, che pure reggeva ormai, sulle proprie precarie spalle, la gestione e l’amministrazione del cospicuo patrimonio immobiliare e finanziario del ramo della nobile famiglia genovese di cui era l’ultimo erede. L’invadente padre-padrone non gli risparmiava tuttavia preoccupazioni ed interferenze di vario tipo e, nell’occasione della messinscena di Enea e Lavinia (senza la virgola, nel frontespizio di questo libretto a stampa), Marcello si fece accompagnare, o meglio trasportare, nel palco di famiglia, poiché era in pratica invalido, per vedere ed ascoltare la famosa cantante Maria Marchetti Fantozzi (1760 ? – post 1800), allora all’apice della carriera, nel ruolo appunto di Lavinia, di cui lasciò un lusinghiero giudizio in francese (!), in un suo personale taccuino-zibaldone.

La riedizione di Enea, e Lavinia del carnevale 1795-1796, mentre gli eventi rivoluzionari concludevano la loro fase più violenta nella vicina Francia ed iniziavano invece a minacciare l’ordine costituito nell’aristocratica Repubblica di Genova, fu certo dovuta all’iniziativa di Girolamo Luigi (il padre Marcello era intanto scomparso nel 1791) e sempre con la musica di Guglielmi. Questo “dramma per musica” poteva del resto considerarsi un’ideale prosecuzione della Didone Abbandonata di Metastasio, il poeta cesareo della corte di Vienna, divenuto ormai il simbolo tanto dell’ancien régime, quanto delle contraddizioni interne all’illuminismo riformato.

In quel particolare momento storico-politico, il lieto fine proposto nel testo di un’opera seria (e proprio in apertura del carnevale), rimettendo ogni cosa al suo posto nella fase più tragica e sconvolgente della vicenda, poteva risultare in qualche modo rassicurante e propagandistico.

Enea, oltre all’uomo del destino, impersonava a tutti gli effetti la figura del re ‘virtuoso’, saggio e magnanimo in quanto ‘pius’. Gli sarebbe stato consentito di regnare, solo dopo un cavalleresco e decisivo duello con Turno, al fine di evitare lutti e stragi maggiori, nel “fedele amor” che placa i “sommi Dei”, consolando “il cor più degno”. Lavinia, invece, conservava una dimensione eroica solo in quella di vittima immolata alla ragion di Stato, ma solo virtualmente, proprio a causa del lieto fine. Esso, d’altra parte, si configurava ormai sempre di più, come la mediazione di una realtà non solo artistica, ma anche politica, religiosa e culturale. Quella, appunto, che aveva caratterizzato l’ancien régime.