G. Durazzo. Ritratto

on Mar 25, 2014

Martin Meytens (Mytens) pinxit – Joseph M. Schmutzer (Schmuzer) delineavit- Joseph Wagner excudit.

Ritratto del conte Giacomo Durazzo, quondam Giovanni Luca, Ambasciatore Imperiale a Venezia nel 1765.

Sotto la cornice-finestra architettonica: “Le C. Jacques Durazzo/Ambassadeur Imperial/a Venise en MDCCLXV”.

In margine al foglio, da sinistra verso destra: “Paint par Meytens/Comencé a Vienne par Scmutzer/Achevéa Venise par Wagner”.

Acquaforte, bulino e acquatinta; mm. 800 x mm 500 (a pieni margini).

Provenienza: collezione del conte Giacomo Durazzo.

L’iconografia legata ai ritratti del conte Durazzo (Genova, 1717 – Padova/Venezia, 1794) ci è giunta sostanzialmente in due versioni: l’incisione qui pubblicata (di cui esistono nella presente collezione privata anche varie prove preliminari, sempre appartenute al conte), derivata da un dipinto del pittore di corte Martin Meytens (Mytens) yunior, ultimata a Venezia nel 1765; e una seconda incisione, eseguita più tardi, sempre a Venezia o nella villa di Mestre del nobile, dal pittore genovese Giovanni David (circa 1774-1776 o 1774-1778), ospite del conte, in collaborazione con Giovanni Vitalba, forse per meglio delineare i tratti del volto, e sempre eseguita con tecniche miste.

Un grande ritratto a olio su tela del Durazzo con la moglie Ernestine von Weissenwolff, in veste di cacciatori, ri-scoperto del 1997 e conservato al Metropolitan Museum di New York, non si discosta molto, almeno nel delineare il volto del nobile, dalla prima incisione menzionata.

Forse il grande dipinto è da mettere in relazione con una “Festa Teatrale per Musica a quattro voci”, dal titolo Le Cacciatrici Amanti, andata in scena due volte: a Laxemburg, al principio dell’estate del 1755 e alla presenza della corte, e quindi a Vienna, al Burgtheater, nel 1756, anno della stampa del relativo libretto (v. scheda Le Cacciatrici Amanti). La musica, questa volta, venne però affidata non a Gluck, ma ad un compositore austriaco, Georg Christoph Wegenseil (1715-1777), presumibilmente per pressioni dall’alto e per questioni di opportunità.

Alla messinscena del 1755 si degnò di partecipare lo stesso Metastasio che, fino a quel momento, aveva preferito mantenere cortesia, riserbo e silenzio verso le iniziative culturali e musicali del nobile genovese, il quale parlò dello spettacolo, pur tra riserve di vario tipo, come “(…) magnificenza d’una macchina felicemente eseguita”.