G. Isola. Bozzetti per costumi

on Mar 25, 2014

Giuseppe Isola (Genova, 1808 – 1893).

Bozzetti per costumi di scena (dopo il 1850).

Matita su carta, incollata su una prima carta leggera ed una seconda più spessa; mm 160 x mm 100 (disegno). Sotto i diversi personaggi, si notano alcuni numeri coevi a matita (“979 1000 (?); 1116 (?)…”), forse corrispondenti a personaggi e spettacoli precisi, non sempre però decifrabili, anche perché il disegno è stato maldestramente ritagliato forse all’epoca o piuttosto verso l’inizio del secolo XX.

Provenienza: fondo disperso dagli eredi sul mercato antiquario nel 2001.

Giuseppe Isola faceva parte della generazione dei pittori, attivi a Genova verso 1850, ma con una fama di regola ristretta al luogo d’origine o in ambito sabaudo. Era versato sia nell’affresco sia nella pittura da cavalletto, prediligendo i temi storici e religiosi. Aveva uno stile facile, ma freddo e con schemi spesso ripetitivi, poco incline alle innovazioni romantiche. Queste sue caratteristiche gli valsero tuttavia un notevole successo ufficiale, oltre che numerosissime commissioni, ed una serie di riconoscimenti pubblici quali l’insegnamento nell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e la nomina di pittore di corte dei Savoia.

Dal carnevale 1831-1832, durante l’appalto quinquennale del teatro assegnato a Michele Canzio (il massimo scenografo del Teatro Carlo Felice, inaugurato nel 1828), l’Isola, non ancora diventato “Cavaliere”, sostituì nella carica di “Figurista” l’anziano Filippo Alessio che, nei vecchi teatri genovesi (specie nel vecchio Teatro di S. Agostino) lo era stato per molto tempo, dal 1800 fino al 1830 circa. Sembra che tale mansione non sia stata stata però del tutto continuativa, forse a causa dei sempre più numerosi impegni. Proprio grazie a questi ultimi, approssimativamente a partire dal 1840, potè quindi sfoggiare il titolo di “Cavaliere” e, dopo quell’anno, si trovò talvolta a collaborare, proprio al Teatro Carlo Felice, con un altro “Cavaliere”, il più famoso scultore genovese del tempo, Santo Varni” (Genova, 1807 – 1885), che tenne per qualche anno il nuovo incarico di “Disegnatore dei costumi del vestiario”.

Nel 1867, in occasione delle nozze fra il marchese Marcello Durazzo con Giovannina Donghi, l’Isola affrescò, con grottesche e motivi vagamente eclettico-manieristici, l’atrio del palazzo Durazzo, attualmente ubicato nella piazza della Meridiana del capoluogo ligure. L’evento venne magnificato ed amplificato con un sonetto celebrativo di “tanta somma perizia” dell’artista e con una curiosa ed edificante opera, forse scritta dal figlio del pittore, in tema con l’evento nuziale: Leggenda / di San Giorgio /Testo del Buon Secolo / ora per la prima volta pubblicato / da / I. G. Isola (entrambi gli esemplari si trovano in questa collezione privata).

Il disegno pubblicato, era inserito in un fascicolo che ne conteneva altri, differenti per genere e tecnica (boschi, eremitaggi, progetti decorativi, visi di bambini; alcuni ad acquarello monocromo, altri solo schizzati a matita), non è firmato, ma lo sono altri del gruppo prima menzionato, attualmente confluiti in questa collezione privata: E’ indubbio che si tratti della stessa mano e che, pertanto, si tratti dello stesso artista. Il tratto, ancora spontaneo, ma un po’ rigido e con soggetti ricorrenti, fa datare il disegno agli ultimi anni in cui l’Isola era ormai avviato più che alla maturità e, quindi, dopo il 1850. Compare ancora come “Figurista”, al Teatro Carlo Felice, nel carnevale 1853-1854 ed in quello 1854-1855, quando si ebbe la ‘prima’ assoluta genovese di La Traviata di Giuseppe Verdi, seconda opera d’apertura della stagione, certo con Luigia Bendazzi “prima donna assoluta” della compagnia di canto, nel ruolo primario di Violetta.