G. Vestri danza il “passo dell’oca”

on Mar 25, 2014

George Dance pinxit – Francesco Bartolozzi sculpsit. “Vestris dancing the Goose-step” (“Vestri che danza il passo dell’oca”).

In basso, al centro: “Published 2nd April 1781 / By TORRE N° 44 Market Lane”; quindi “A Stranger at Sparta standing long upon one Leg, said to a Lacedaemonian, / I do not believe you can do as much; “True (said he) but every Goose can”; inoltre: “See Plutarch ‘s Laconie Apothegma Vol. I Page 406”.

Acquaforte e pointillée (Londra, 1781); mm 255 x mm 335 (a pieni margini).

Gaetano Vestri, nativo di Firenze e del tutto immodesto, cambiò il proprio cognome in Vestris per vezzo snobistico e, poiché non parlava bene il francese e lo pronunciava di pari, l’errato e quasi fonetico appellativo che egli stesso si diede, “le diou de la danse”, gli rimase come ironico soprannome per tutta la vita.

Si raccontano molti episodi sulle sue stravaganze e la sua arroganza, specie quando si trovava a Londra nell’ultimo ventennio circa del Settecento. A seconda delle circostanze e dell’umore, si faceva anche chiamare “Vestris Ier” e “Vestris le Grand”, ma era solito pure affermare che il secolo in cui era nato aveva prodotto tre soli illustri personaggi: “lui stesso, Federico II di Prussia e Voltaire”. Una volta diventato vecchio, la “dancing deity”, come Vestris era talora sapidamente denominato, dovette cedere il passo al proprio figlio Augusto, ma non senza precisazioni degne della sua personalità: “Mio figlio Augusto – era solito puntualizzare – è un ballerino migliore di quanto lo sia stato io, ma perché ha avuto me come padre e si è avantaggiato del fatto che la natura ha dato a lui quello che ha negato a me”. Nonostante il suo pessimo carattere, Gaetano Vestris fu però un grande ballerino, “the best male dancer that Europe ever produced”, anche se “he did not hide his light under a bushel”; nacque anzi qualche”foundation for the pride of Gaetano Apolline Baltassare Vestris”. Egli aveva una buona cultura, ma soprattutto un notevole ascendente sul bel mondo dell’epoca, per una sua certa grazia innata e per le sue impeccabili maniere, nonostante il carattere indisponente. Si devono alla marchesa di Créqui non pochi aneddoti sul periodo della sua maturità, quando, come un’anziana ma indomita star, ostentava maliziosamente il soprannome di “le vieux coryphée”. La stessa marchesa e tutta la nobiltà francese più in vista, avevano imparato da lui sia la “contenance” sia la “réverence”, con una gestualità magniloquente e quasi regale. Quando nel 1774, a Parigi, Christoph Willibald Gluck si apprestava a scrivere per l’Opéra l’ Iphigénie en Aulide, Vestris ebbe l’ardire di chiedergli di comporre appositamente una “chaconne” per il figlio Augusto che avrebbe dovuto danzare proprio in quell’opera. Gluck si rifiutò, con la scusa che gli antichi Greci non sapevano che cosa fosse una “chaconne”, e sembra che Vestris gli avesse risposto con sarcasmo: “Davvero ? Mi dispiace per loro ! Ma voi dovete scrivere una chaconne per mio figlio, perché io sono “le diou de la danse”. Gluck si irritò non poco e ribattè con altrettanta velenosità: “Bene, se voi siete il “dio della danza”, allora andate a danzare in cielo e non nella mia opera !”. Tuttavia, la nuova “chaconne” fu comunque scritta.

L’incisione qui pubblicata, che riprende forse un dipinto o un disegno di George Danse del 1781, coglie in pieno lo spirito graffiante di Vestris: lo raffigura mentre sorride, agile e sornione, e danza il suo celebre passo dell’oca, difendendosi insieme dai suoi detrattori. Si fa sfoggio di un’allusiva espressione in greco antico, non a caso sotto la punta del suo piede destro, e si risolve la velenosa polemica riguardo al suo nuovo ‘passo’, con una sorta di anedottica e dotta “blague”, rifacendosi a Plutarco: “A Sparta, uno straniero stando per lungo tempo su un solo piede, disse ad un Lacedemone: “Non credo siate in grado di fare altrettanto”. “Vero”, gli rispose, “ma ogni Oca può farlo”. E due oche, ai lati del cerchio della perfezione nella quale Vestris esibisce il suo ineguagliabile talento, dimostrano che nella metafora dell’idiozia legata al pennuto, alias Gaetano Vestris (e, più in generale, chi di boria e di spocchia si riveste), si può davvero inciampare ovunque…