Gli Equivoci nati da Somiglianza

on Mar 25, 2014

Gli Equivoci nati da Somiglianza, “Farsa per Musica a cinque voci”.

Genova, Nuovo Teatro di Albaro, autunno 1788.

Libretto: Giuseppe Palomba (Napoli ?, attivo nel periodo 1765-1825).

Musica: Pietro Alessandro Guglielmi (1728-1804).

Esposizioni: Massa 2001.

Conosciuta ed anche più famosa con il titolo Le due Gemelle, questa farsa fu tra le composizioni operistiche di Guglielmi più rappresentate a Genova nel secondo Settecento.

Nel capoluogo ligure, fu proposta per la prima volta, come Gli Equivoci nati da Somiglianza, nell’autunno del 1788, in occasione dell’apertura del Nuovo Teatro della villeggiatura di Albaro, sulle colline ad est di Genova.

La fortuna di questa “farsa” musicale fu confermata durante il carnevale del 1790-1791 che si doveva inaugurare con una prima assoluta locale, Il Falegname di Domenico Cimarosa. C’era viva attesa, da parte del pubblico, anche perché il Teatro di Sant’Agostino era stato appena restaurato e ristrutturato con gran spesa da parte dei proprietari, i Durazzo (un alveare con ben sei ordini di palchi, compreso il paradis ovvero il loggione), e le scene, tutte nuove, erano state affidate al celebre Pietro Gonzaga, scenografo en titredella Scala di Milano

Diversamente però da quanto finora si credeva, il dramma giocoso di Cimarosa cadde quasi subito e l’impresario, Benedetto Ricci, dovette correre ai ripari in tempi più che brevi. Lui stesso dichiara significativamente, rivolgendosi e scusandosi con il pubblico, nel libretto a stampa dell’opera di Guglielmi che sostituìappunto quella di Cimarosa: “L’esito del primo spettacolo mi ha determinato a cambiare prima del consueto l’Opera. Vi offro il Dramma Giocoso =LE DUE GEMELLE= supplicandovi a giudicarlo non da quello che meritate, ma dalla situazione attuale de’ Teatri d’Italia, i quali difficilmente possono cambiare in Buffo tutti i soggetti d’un merito distinto. Il Vestiario, e le Decorazioni non sono negligentate in questa Rappresentanza, la quale si può dire posta in iscena a puro oggetto di appagare le vostre brame, di provarvi che l’unico mio scopo si e <sic> di conseguire quel compatimento al quale soltanto aspiro, e che dal vostro dell’animo <sic> oso sperare”.

Così fu, a quanto pare, e le scene vennero realizzate (sia per la mancanza di artisti “di grido” ancora disponibili in quel periodo sia per risparmiare sui costi degli allestimenti in cartellone) da due pittori genovesi di una certa fama ‘prestati’ alla scena con mansioni differenziate: i fratelli Carlo Alberto e Antonio Baratta che già si erano tuttavia già cimentati in questo nuovo ruolo.