Il pallone areostatico

on Mar 25, 2014

Il Pallone Aerostatico, “Commedia per Musica” in due atti.

Napoli, Teatro dei Fiorentini, primavera 1802.

Libretto: Giuseppe Palomba (attivo a Napoli, 1765-1825).

Musica: Silvestro Palma (De Palma, Di Palma) (Barano d’Ischia, 1754-Napoli, 1834)

Poco sappiamo sulla vita di Giuseppe Palomba, nonostante la sua fama di librettista sia legato all’opera buffa napoletana (v. anche La Ballerina Amante), e l’unica notizia di rilievo è quella di essere stato nipote di Antonio (Napoli, 1705 – 1769), altro librettista di un certo rilievo nella tradizione della “commedia per musica”partenopea.

Giuseppe fu il librettista dei più importanti compositori del suo tempo, che a loro volta contribuirono non poco alla diffusione del suo nome. Fra i molti, Pietro Alessandro Guglielmi (1728-1804), Niccolò Piccinni (1728-1800), Giovanni Paisiello (1740-1816), Domenico Cimarosa (1749-1801), Valentino Fioravanti (1769-1837), Pietro Raimondi (1786-1853) e gli esordienti Giovanni Pacini (1796-1867) e Gioachino Rossini (1792-1868). Nonostante i suoi testi contenessero stretti riferimenti all’ambiente napoletano e fossero quindi caratterizzati in tal senso, grazie anche all’uso dell’espressiva parlata locale, essi offrivano tuttavia non poche opportunità ai compositori di drammi giocosi. Questo faceva sì che la sua produzione drammaturgica diventasse popolare in tempi brevi e fosse richiesta, ancora all’inizio dell’Ottocento, a Milano, a Firenze e a Torino e venisse tradotta anche in tedesco per essere rappresentata a Dresda e ad Amburgo.

Il libretto dal titolo Il Pallone Aerostatico, messo in scena in prima assoluta, nella primavera del 1802, al Teatro dei Fiorentini di Napoli, rispecchia le caratteristiche tipiche di questo autore, ma si presta anche a qualche osservazione più particolare, certo in rapporto al turbolento periodo storico-politico, connesso con l’invasione delle armate francesi di Napoleone (Murat fu a Napoli dal 1804). Esse portarono con sé non poche usanze d’Oltralpe: piccoli zoo viaggianti ed illusionisti, ma anche equilibristi e ginnasti, cavallerizze e prodigiose macchine volanti, dette mongolfiere, che facevano andare in visibilio i Parigini verso la fine degli anni ’80 del Settecento, quando, variopinti e fragili, si innalzavano in cielo dalla place Louis XV e dai giardini delle Tuileries, dove sarebbe poi stata collocata la più famosa e temuta ghigliottina di Francia.

Nella parodia dell’inventore, anzi del “fanatico di Filosofia”, “Messer Lattanzio”, che “scartabella libracci” nella sua libreria polverosa “con machine filosofiche, ed astronomiche”, è inserito un tipico e semplice intreccio amoroso ricco di equivoci e colpi di scena; c’è un borioso pretendente che si esprime in napoletano e dal significativo cognome Sciarappa; si evidenzia un preciso riferimento alla moda francese delle macchine volanti, appena venato d’ironia in senso politico-nazionalistico e dotto (il termine classico “aerostato” sostituisce il francesismo “mongolfiera”), e la possibilità, per scenografo e macchinista (rispettivamente, Luigi Grassi e l’équipe formata da Gennaro e Vincenzo Conca), di creare ambienti e dispositivi di efficace spettacolarità, nella collaudata tradizione locale: un pallone in scena che avrebbe dovuto condurre il “Filosofo” a superare Zoroastro e Galileo, ma che si rivela un’assurda chimera come i tempi nuovi e le nuove mode forestiere. Meglio rimanere a casa propria, con i piedi in terra e non sospesi a mezz’aria, “come l’asino ci stà”, conclude infine Lattanzio, mentre tutti vogliono “ridere, e ballar” nel “festino” di nozze di sua nipote Aurora, ormai ravveduta dalle presunte smanie di “femme savante”e non più “seguace delle sciocche massime dello zio”.

Il libretto a stampa contiene varianti di scene al secondo atto, forse dettate da esigenze dei cantanti e/o dal gusto del pubblico.