La Ballerina Amante

on Mar 25, 2014

La Ballerina Amante, “Dramma Giocoso” in tre atti. Genova, Teatro di Sant’Agostino, autunno 1783.

Libretto: Giuseppe Palomba (Napoli (?), attivo nel periodo 1765-1825).

Musica: Domenico Cimarosa (Aversa (Caserta), 1749 – Venezia, 1801).

Provenienza: biblioteca di Marcello Durazzo (1710 – 1791), fratello del conte Giacomo (v. scheda Giacomo Durazzo)

Il libretto in questione, un fortunato “Dramma Giocoso per Musica” di Cimarosa, è uno dei tanti esempi curiosi e divertenti insieme, di ‘metateatro’ ovvero di un genere di spettacolo che ride o sorride, con indulgenza, dei propri vizi e di suoi alcuni personaggi caratterizzanti: in particolare gli impresari e i compositori, ma anche i cantanti, i ballerini ed i mestieranti in genere di quel mondo variegato e pittoresco. Esemplificative, in tal senso, le affermazioni di alcuni impresari associati di Bologna. Nell’estate del 1762, rappresentandosi al Teatro Marsigli Rossi il “Dramma Giocoso” La Bella Verità, su libretto di Carlo Goldoni alias “Polisseno Fegejo Pastore Arcade”, così avevano voluto precisare prima del testo vero e proprio: “Niuno può certamente dubitare se sia, o non sia questo Dramma precisamente per la nostra impresa composto. L’Autore si è divertito sul vero . Non ha risparmiati gli Attori nostri; non ha forse risparmiati noi stessi, ma di buon cuore gli si perdona, poiché trattandosi di galant’uomo, ha posto in scena anche se medesimo, e non ha avuto riguardo di farsi da se stesso la critica”. Non tutti i libretti di questo tipo avevano però garbo, eleganza ed una certa bonomia. Talvolta erano anzi particolarmente graffianti, magari per rancori ed esperienze personali del librettista, e in alcuni casi si piccavano addirittura di entrare nel vivo della ben nota e vecchia polemica del “recitar cantando o viceversa”, ancora piuttosto accesa alla fine del secolo XVIII.

Quanto al libretto dal titolo La Ballerina Amante, nel 1783 era stato rappresentato almeno quattro volte, compreso l’allestimento genovese al Teatro di Sant’Agostino: due a Firenze (Teatro della Pallacorda, carnevale 1782-1783; Teatro di Via della Pergola, primavera 1783); poi a Milano (Teatro alla Scala, autunno 1783), in contemporanea con Genova, ma con cast diverso. La sua peculiarità ed il suo interesse consistono essenzialmente in tre elementi: la sua provenienza dalla dispersa Biblioteca Durazzo di Genova; la nobildonna dedicataria, la senese Anna Pieri nei Brignole Sale di Genova, la quale, nell’autunno del 1788, sarà l’animatrice di farse e spettacoli musicali nel suo teatrino privato, fatto costruire nella villa estiva di Genova-Voltri; il fatto che molte pagine del libretto stesso, evidenzino cancellature a penna e foglietti manoscritti aggiunti ed incollati sulle stesse pagine a stampa.

Tali varianti sarebbero ascrivibili al probabile impresario Giovanni Battista Gallo, non molto conosciuto a quanto sembra, che forse aveva intenzione di riproporre il “Dramma Giocoso” in una circostanza al momento sconosciuta, anche se non pare che l’iniziativa avesse poi avuto un seguito. Nella vicenda portata sulla scena, spicca il personaggio di Don Totomaglio, studente “sciocco, e ignorante” nonché dissipatore, invaghitosi di Madama Rubiconda Zampetti detta “Scassa-Teatri” che si era unita ad una compagnia di sedicenti “Ballerini di viaggio”, una sorta di avventurieri del palcoscenico, ma già legata per interesse a Monsù Franciglione, suo occulto e ricco amante, già sposato a sua volta con la vivace Ortensia, dalla quale si fa inizialmente credere morto, con una cospicua serie di divertenti equivoci e colpi di scena. L’impresario Gallo avrebbe voluto complicare la storia facendo (ulteriormente) innamorare Don Totomaglio, in modo repentino e focoso,di una giovane e vispa napoletana, Betta, che possedeva un caffè ed una locanda in quel di Bologna. Al punto da voler abbandonare gli studi all’Università di Padova.