Sonetto dedicatorio

on Mar 25, 2014

Nicola Bonifacio Losgroscino (Bitonto, 1698 – ? Palermo, 1765-1767).

Sonetto dedicatorio, stampato su carta; sul verso, in basso: “IN ROMA, 1738. Per Antonio de’ Rossi nella strada del Seminario Romano, vicino alla Rotonda: / CON LICENZA DE’ SUPERIORI”; mm 266 x mm 380. Sul recto, a matita, con scrittura antica, ma non coeva “1273”.

La moda di dedicare sonetti a cantanti, compositori e ballerini, che venivano di regola lanciati dai palchi più vicini al palcoscenico e confezionati elegantemente in modo diverso, a testimonianza di stima e talora di affetto versol’artista, da parte del pubblico più colto, era già cospicua nel secondo Seicento, ma perdurò per l’intera prima metà dell’Ottocento e oltre.

Poiché il sonetto fa espliciti accenni a Roma, si può presumere che tale omaggio poetico risalga a quel soggiorno e a quel periodo dell’attività del compositore.

Per quanto si fosse legato, agli esordi della carriera, specialmente ai Borboni di Napoli (è in quella capitale che scrisse la sua prima “Commedia per Musica” dal titolo Lo Creduto Infedele, rappresentata nel Teatro della Pace nell’inverno del 1735), è probabile che si fosse poi temporaneamente trasferito a Roma, dopo aver ottenuto un certo successo con altri due titoli nel precedente tipico genere partenopeo: Tanto Ben che Male e Il Vecchio Marito.

Fu a Roma, tuttavia, che andò in scena la sua prima opera seria, per l’apertura del Teatro delle Dame durante il carnevale 1738 ovvero 1737-1738. Si trattava di Il Quinto Fabio, dramma per musica di carattere eroico, diviso in tre atti, sul libretto del noto Antonio Salvi, che non riscosse forse, dopo tutto, un esito proprio trionfale.

Fu però in questa occasione che il compositore ricevette l’omaggio poetico giunto fino a noi, anche se Il Quinto Fabio riscosse un certo successo, ma si trattava indubbiamente di un lavoro un po’ troppo lungo e prolisso che non risulta sia mai stato più rappresentato. Fu forse l’unica esperienza ‘seria’ del Logroscino, a parte quella commissionatagli per il Teatro di San Carlo di Napoli, nell’autunno del 1738, che non sappiamo se fu mai portata a termine. Si trattava forse dello stesso lavoro, portato prima a Roma per poter essere ‘collaudato’ e quindi migliorato, magari nei “contrasti / De’ Gravi, e Acuti” e nella “Virtù del <suo> Compor”, in vista dell’impegnativo allestimento per i Borboni ?

Sta di fatto che, nonostante i rivolgimenti politici del tempo, il Logroscino fece ritorno nel Regno delle due Sicilie e, in vari teatri napoletani, si distinse soprattutto come compositore di “Commedie per Musica” o “Drammi Giocosi”. Seguì, evidentemente, un diverso percorso di compositore, sibillinamente suggeritogli dall’ultimo verso del sonetto: “Segui pur l’Opra tua, né arresti i Passi / D’un’Invidia crudel Nebbia plebea, / Poich’a guisa del Sol l’atterri, e passi”…