Tetide

on Mar 25, 2014

Tetide, “Serenata a sei voci e coro”.

Vienna, Hofburg, Redoutensaal, ottobre 1760.

Libretto: Giovanni (Gian, Giovan) Battista Migliavacca, detto “il Filodosso” (1718 circa – post 1787).

Musica: Christoph Willibald Gluck (1714-1787).

Provenienza: biblioteca del conte Giacomo Durazzo (1717-1794) (v. scheda Giacomo Durazzo).

Esposizioni: Genova 1985; Genova 2004.

La “Serenata” fu fortemente voluta dal conte Durazzo fin dalla primavera del 1760, non senza difficoltà di vario genere, perchè rientrava nei solenni e sontuosi festeggiamenti che si stavano approntando per creare una degna cornice alle auguste nozze dell’arciduca Giuseppe d’Austria con la principessa Isabella di Borbone-Parma (v. anche le schede Giacomo Durazzo, L’Innocenza Giustificata, Le Cacciatrici Amanti e Petrine). Il “Journal Etranger” di Parigi ne magnificò lo sfarzo, ma lodò ampiamente anche le capacità organizzative, la creatività artistico-culturale e, in senso più lato, il gusto raffinato impresso e profuso dal Durazzo in ogni circostanza.

Pur avendo avuto un ruolo marginale nell’ambito delle iniziative musicali e teatrali predisposte per l’evento, la messinscena di Tetide riscosse tuttavia un certo successo, specie nell’unica scena fissa da cui era costituita. Per la sua complessa realizzazione, su consiglio di Charles Simon Favart (v. la scheda Petrine), il Durazzo si rivolse ad alcuni artisti di primordine che lavoravano a Parigi, per quanto godessero fama di persone dal pessimo carattere.

Lo spettacolo andò in scena, nella Redoutensaal della Hofburg, nell’ottobre del 1760, con libretto del Migliavacca (che collaborerà più tardi con il Durazzo per quello di Armida, “Azione teatrale per Musica” rappresentata a Vienna, nel “Teatro Privilegiato vicino alla Corte”, durante il carnevale 1760-1761, con musica però di Tommaso (Tomaso) Traetta (Trajetta)) e partitura affidata a Christoph Willibald Gluck.

Ci furono tuttavia molti attriti fra il macchinista-scenografo francese Gabriel Duclos, che non parlava e non capiva una sola parola di tedesco e finì per inimicarsi con tutti, e il già famoso scenografo, di origine italiana, Giovanni Nicola (Niccolò) Servandoni (Jean-Nicola Servandony), idolo di Diderot, accusato dallo stesso Duclos di tramare a suo danno, insieme con un altro scenografo italiano attivo a Vienna, Giovanni Maria Quaglio, al quale saranno poi affidate le decorazioni di buona parte dei drammi per musica e dei balletti della ‘riforma’ promossa a Vienna dal Durazzo. Alla fine, comunque, lo spettacolo ebbe il positivo apprezzamento di Favart e grandissime lodi vennero tributate al Durazzo dal “Journal Etranger” di Parigi.

Della roccia con la Reggia di Tetide sulla cima, unica scena della rappresentazione, abbiamo ora due descrizioni abbastanza accurate (una dello stesso Duclos, nel suo particolare e curioso francese fonetico e sgrammaticato) e un disegno autografo di Servandoni della sua struttura interna appartenuto al conte Durazzo. La ricercata ed elegante simbologia marina, che era alla base di questa scena (alta circa 16 metri e con una piattaforma lunga più di 8 e larga più di 5), fu ripresa anche nelle anonime, ma raffinate incisioni di gusto rocaille che ornano il libretto a stampa.